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Lunedì 3 giugno 4 alunne della 2 B Lic del liceo Aselli hanno ricevuto un premio alla Camera penale per aver partecipato al concorso "Buttiamo le chiavi o no?". Le ragazze hanno realizzato un video su questo tema che è stato premiato con una borsa di studio di 300 euro
Le ragazze sono: Agata Becchi, Benvenuto Eleonora, Carini Camilla, Marta Marcotti.
 
 
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La plurisecolare appartenenza del Cremasco propriamente detto (coincidente con la Diocesi di Crema) alla Repubblica di Venezia ha comportato il coinvolgimento di diversi suoi cittadini nelle vicende dell’Oriente greco e ottomano: Gabriele Tadini fu a Creta nel 1521 e a Rodi nel 1522, Nicolò Benzoni a Famagosta nel 1571, mentre Marcantonio Bragadin, quarto vescovo di Crema, era nipote dell’intrepido ed eroico comandante veneziano a Cipro. Ma anche Cremona, che non fu legata che per breve tempo alla Serenissima (da cui venne il vescovo cinquecentesco Gerolamo Trevisano), presenta interessanti connessioni con la storia greca: penso certamente alla presenza in loco del grande poeta Dionysios Solomos (1798-1857), originario dell’isola di Zante nello Ionio a suo tempo cantata da Ugo Foscolo, ma anche ad un’interessantissima lettura risalente ai mesi successivi alla conclusione della mia esperienza al Liceo Scientifico G. Aselli di Cremona (che iniziò la sua attività cent’anni fa, il 6 novembre 1924) nel 2013 e che, in prospettiva, per me è quanto mai attuale; alludo alle significative memorie “I miei ricordi dal 7-9-43 al 9-5-45” del sergente maggiore Ugo Donzelli (1912-1977), pubblicate appunto nel 2013 con il titolo “In fuga tra gli ulivi” a cura delle figlie Silvana e Beatrice Donzelli (Edizioni Delmiglio, Persico Dosimo); assai suggestivo il contesto geografico delle vicende: Corfù, una delle isole Ionie già soggette per secoli alla Serenissima (come non ricordare che Corfù vide nell’estate del 1716 l’eroica e alla fine vittoriosa resistenza dei veneziani guidati da Johann Matthias von der Schulenburg all’assedio degli ottomani numericamente di gran lunga soverchianti ?); Corfù ricorda quindi lo strettissimo legame di Venezia con il mondo greco-bizantino, un legame non privo talvolta di complicazioni (si pensi alla Quarta Crociata del 1204, di fatto guidata da Enrico Dandolo, e alla conseguente “Partitio terrarum imperii Romanie”) ma che si esplica anche negli splendidi mosaici dorati della veneziana basilica di San Marco (il cui modello architettonico fu la chiesa dei Santi Apostoli nella metropoli sul Bosforo): nel momento supremo della primavera del 1453 sulle triplici mura teodosiane della capitale bizantina – accanto al grande imperatore Costantino XI Paleologo – c’erano anche i veneziani come il bailo Gerolamo Minotto, Gabriele Trevisano, Alvise Diedo; assai critico anche il frangente storico della presenza dell’autore (della divisione “Acqui” del Regio Esercito Italiano) e dei suoi commilitoni nell’isola ionica: i mesi intercorrenti dal marzo 1942 al novembre 1944, che sul piano internazionale coincisero con eventi cruciali del conflitto (scontro di El Alamein in Africa, lo sbarco in Normandia in Francia, battaglie di Stalingrado, Kursk e offensiva Bagration sul fronte orientale, per limitarci al teatro europeo); la nazione ellenica era allora travagliata non solo dal conflitto in corso, ma anche dalle conseguenze della catastrofe dell’Asia Minore (1922), generata dal tentativo di attuare la visione politica della “Megali Idea” (Μεγάλη Ἰδέα), anche se l’eredità bizantina era ed è fortemente radicata nell’animo greco, come dimostrano le parole di Ioannis Kolettis (“Vi sono due centri dell'Ellenismo. Atene è la capitale del regno. Costantinopoli è la grande capitale, la Città, il sogno e la speranza di tutti i Greci”, 1844) e i lavori poetici di Kostis Palamas (“Il flauto del re”, 1910) e Odysseus Elytis (“Morte e Resurrezione di Costantino Paleologo”, 1969); comunque, pur nel quadro drammatico internazionale, la convivenza tra soldati italiani e abitanti greci di Corfù almeno fino al settembre 1943 fu improntata a un’umanità fortunatamente viva anche altrove (basti pensare ai soldati tedeschi onorati come “Giusti fra le Nazioni” a Gerusalemme): Ugo ebbe modo di conoscere Olga, la sua futura moglie, appartenente ad una famiglia dell’isola, composta da cinque sorelle e due fratelli; la situazione si complicò notevolmente dopo l’armistizio del settembre 1943 e lo sbarco di reparti tedeschi: di qui l’esigenza di nascondersi, cercando comunque di sopravvivere; nel generale clima di pericolosa insicurezza durato circa tredici mesi, Ugo (che non parlava greco e lo capiva poco) fu aiutato in modo decisivo dalla sua fidanzata Olga; ovviamente furono numerose le peripezie affrontate dai due protagonisti, anche se non mancarono momenti toccanti: “la madre di Andrea, in quell’occasione [Pasqua 1944], volle, lei povera fino all’osso, offrirci una coscia di agnello e formaggio fresco perché diceva che tutti in quel giorno dovevano mangiare carne” (op. cit., p. 57); dopo la partenza dei tedeschi e l’arrivo dei patrioti greci (ottobre 1944), Ugo e Olga si sposarono il 31 ottobre 1944 e furono rimpatriati in Italia nel successivo novembre. La lettura di questo significativo testo fa pensare all’amore per l’Ellade di Heinrich Schliemann (1822-1890), che portò un così grande affetto a

questa terra da sposare una donna greca; in tema di contatti tra mondo romano-germanico (e Cremona) da un lato e greco dall’altro, si può ricordare anche il vescovo di Cremona Liutprando (920-970 circa), più volte ambasciatore alla corte imperiale bizantina di Costantinopoli; comunque “In fuga tra gli ulivi” presenta anche altri pregi: se soprattutto a chi ha frequentato il Liceo Classico torna istintivo pensare quasi esclusivamente alla fase antica della storia ellenica, è pur vero che anche i periodi successivi della stessa (bizantino, moderno e contemporaneo) sono estremamente significativi; ad esempio nella Creta dei secc. XVI e XVII si assiste ad un esemplare incontro tra cultura greca e veneziana, tra Occidente ed Oriente (si pensi a El Greco), mentre il mondo ellenico continentale era soggetto alla “Turcocrazia” (Τουρκοκρατία); le memorie di Ugo Donzelli costituiscono quindi un’eccellente testimonianza dell’umanità e della vitalità del popolo greco anche contemporaneo, caratteri che sono mirabilmente descritti pure nel grande e celebre “Recueil de chansons populaires grecques” (1874) di E. Legrand.

ENRICO CARIONI 

peruzzi2Si chiude venerdì 19 aprile alle ore 16,30 in sala Puerari del Museo Civico il ciclo di conferenze “Quale scienza per quale società?” organizzato dalla Associazione “Gli ex dell’Aselli” e iniziato lo scorso mese di ottobre.
Nell’ultimo incontro il professor Giulio Peruzzi, ordinario di Storia delle scienze e delle tecniche del Dipartimento di Fisica e Astronomia “Galileo Galilei” dell’Università di Padova, affronterà un percorso storico sui successi e sulle crisi della scienza.
Le rivoluzioni scientifiche hanno creato svolte epocali delle società dando spazio al loro sviluppo economico e tecnologico finché, ogni volta, non si sono verificate le condizioni per altri cambiamenti.
La riflessione sulle norme che costituiscono l’ethos della scienza è centrale nelle fasi nascenti della scienza moderna, in cui si sente la necessità di stabilire i canoni epistemologici e i valori relativi al nuovo campo del sapere. Tra il XVI e il XVII secolo la scienza moderna ha messo a fuoco alcuni capisaldi del suo metodo con riferimento in particolare ai contributi galileiani.
Questa riflessione torna a essere centrale quando il rapporto tra scienza e società attraversa fasi di crisi, di tensioni, come è avvenuto più volte nel corso del XX secolo e avviene oggi. Il concetto di ethos è astratto ma di fondamentale importanza perché dà un senso all’esistenza dell’uomo e della società in cui vive: indipendenza da etnia, nazionalità, religione, classe sociale sono proprietà comuni della conoscenza.
La conferenza del professor Peruzzi, fisico studioso di storia e filosofia della fisica, impegnato nella diffusione della cultura scientifica e autore di numerose pubblicazioni, ha per titolo “Scienza e società dalla rivoluzione scientifica ai nostri giorni”.
Aperta a tutti verrà registrata e pubblicata su youtube.

Come di consueto agli studenti del triennio che avranno seguito almeno quattro conferenze verrà consegnato un attestato di frequenza (valido come credito formativo)

scienzasocietaNuovo biennio, nuovo ciclo di conferenze e di eventi organizzati dall'associazione culturale Gli ex dell'Aselli. Una nuova opportunità per riflettere, con relatori di eccezione, sulle imprescindibili interazioni fra scienza e società, come come chiarisce il titolo del nuovo ciclo di incontri: Quale scienza per quale società?

Gli incontri sono organizzati con la consueta collaborazione della Biblioteca Statale e del Museo Civico di Cremona, pressso le cui sale (Sala Puerari e Sala Carini Dainotti) si terranno le conferenze a partire da Venerdì 20 ottobre, fino al mese di aprile, secondo il programma sotto riportato.

 

Per gli studenti del triennio delle scuole superiori verrà consegnato un attestato di frequenza (valido per credito formativo).

 Scarica il pieghevole con programma degli eventi

 

 

 

Premio Camera Penale

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100 anni fondazione Liceo Aselli Cremona

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Le rivoluzioni scientifiche: venerdì 19 aprile con gli ex Aselli

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Quale scienza per quale società? Nuove conferenze by Ex Aselli

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